Il mondo sommerso dell’Area di Tutela Marina del Parco di Porto Venere presenta una varietà di organismi tale che il subacqueo che visita i fondali ne rimane entusiasta e affascinato. Gorgonie, rocce tinteggiate con i colori vivi delle spugne colonizzatrici, pareti ricche di margherite di mare (Parazoanthus axinellae), pesci che danzano indisturbati, aragoste, murene e gronghi che sbucano dai loro nascondigli ed il ricco ed imprevedibile mondo della prateria di Posidonia oceanica creano un mondo sottomarino di incomparabile bellezza. L’arcipelago delle tre isole, Palmaria, Tino e Tinetto, presenta una struttura morfologica dove le falesie a strapiombo, proseguendo il loro cammino sotto il livello del mare, creano ambienti suggestivi particolarmente apprezzati da coloro che praticano attività subacquea, sia questa fatta in apnea che con l’ausilio delle bombole. La continua azione del mare, nel tempo, ha modellato numerose grotte sommerse e semisommerse di natura carsica che permettono agli amanti della speleologia subacquea di avventurarsi in cunicoli più o meno difficoltosi dove li accompagnano giochi di luci e organismi tipici degli ambienti semioscuri. All’interno dell’Area di Tutela Marina è presente una piccola prateria affiorante di Posidonia oceanica - S.I.C IT1345104 – inserita nell’allegato 1 della Direttiva habitat 92/43/CEE per la sua importanza naturalistica. Un habitat ricco di vita dove labridi, salpe, saraghi di prateria, ricci di mare, stelle marine, cavallucci marini e pesci ago popolano questa piccola prateria trovandovi il rifugio ideale e una grande quantità di nutrimento. La prateria di Posidonia è importante anche per il suo ruolo di difesa della costa dall’azione erosiva del mare; infatti la sua massa fogliare crea una naturale barriera che protegge la costa e le spiagge riducendo così la forza altrimenti distruttiva del mare.
Un ambiente ricco di colori, di meraviglie sommerse che rendono quest’area un prezioso tesoro per chi ama entrare a stretto contatto con l’ambiente marino. L’Area di Tutela Marina è stata istituita per garantire la tutela, la salvaguardia delle specie animali e vegetali presenti e per promuovere la conoscenza ed una corretta fruizione di questo ambiente.
CALA GRANDE
Situata lungo il fianco ponentino della Palmaria , Cala Grande è facilmente identificabile in quanto,come interpreta già il suo nome è l’ansa più vasta che la falesia ospita. A ridosso del seno il fondale è tendenzialmente pianeggiante, caratterizzato da massi e ciottoli. In questa area la profondità è contenuta entro una decina di metri, mentre va ad aumentare allontanandosi dalla costa. Lo sviluppo del fondale è ottimo per chi alle prime esperienze vuole incrementare la propria esperienza, in quanto l’accentuata rientranza riesce quasi sempre ad offrire mare calmo ed assenza di forti correnti. Ma è anche il punto di immersione dove gli esperti appassionati delle immersioni in caverne hanno a disposizione più cunicoli bui , entro i quali osservare i tipici organismi delle grotte. Due sono praticamente dirimpettaie, ma completamente differenti per il loro sviluppo sottomarino. Una meno profonda, l’ingresso si trova alla profondità di quattro/cinque metri, buia e suggestiva, ideale per appassionati di speleologia subacquea. Negli angoli dove la luce è ridotta al minimo, centinaia di piccoli gamberetti Palaemon serratus nuotano e camminano tranquillamente, ma appena il fascio di luce artificiale li investe iniziano a disperdersi in maniera disordinata e frenetica. La seconda grotta ( denominata Grotta Vulcanica ) con un ingresso più ampio ma posto alla profondità di sei/sette metri, consente la penetrazione contemporaneamente a più sub ed il percorso è vivacizzato da un paio di diramazioni. L’esplorazione inizia dall’ampia volta semisommersa, la parte della grotta aerea è visitabile in barca, mentre la parte sommersa conduce ad una prima breve stanza caratterizzata da un fondale a ciottoli dove è consigliabile sostare per ammirare le concrezioni che adornano le pareti. Proseguendo, il percorso non è mai completamente al buio e si risale fino ad un metro e mezzo dalla superficie, per poi trovarsi nuovamente in acqua libera nella baia.Ulteriore peculiarità dei fondali di Cala Grande , oltre alle grotte subacquee o semisommerse appena descritte, è anche il fondale sabbioso che ad una profondità compresa tra i 24 ed i 27 metri , ospita tre blocchi di roccia particolarmente cari a piccole aragoste.
CALA PICCOLA
E’ l’insenatura di modeste dimensioni che si incontra immediatamente dopo la Cala Grande. L’immersione in questo punto è assai semplice, ma non per questo avara di soddisfazioni e singolari incontri. Appena si scende sotto il pelo dell’acqua ci si imbatte con un vecchio carrello da miniera, risalente ai tempi in cui veniva estratto il marmo Portoro sull’isola Palmaria. Il fondale è disseminato di massi, luogo ideale per trovare rifugio ma tendere anche agguati come testimonia la presenza e l’assoluta immobilità di qualche grosso scorfano. Per chi è attratto dalle grotte , in parete si può andare a visitarne una, dalla volta impreziosita da inviolabili spelonche ed organismi marini incrostanti. Tra le pieghe e le più anguste fessure si può incontrare una splendida creatura marina: la Ciprea. Il luccicare della sua conchiglia, quando il mantello si ritrae, ne favorisce la localizzazione. Ancora al riparo nelle fenditure si annidano i gamberi meccanici, gli Stenopus scaber per i ricercatori, cosi denominati comunemente per le chele decisamente sovradimensionate rispetto al resto del corpo.Visitare una grotta al chiarore di una torcia, avanzando lentamente ed osservando da vicino volta e pareti, è un incanto per gli occhi poiché la fauna è stupendamente colorata, almeno fino a che giunge un barlume di luce naturale. La penombra infatti penalizza la fotosintesi delle alghe, per cui esse sono le prime a sparire appena varcato l’antro; la calma delle acque e l’assenza di correnti limita anche gli organismi eretti, i quali però vengono immediatamente sostituiti dalle alghe calcaree rosa violaceo, da spugne, da cnidari, da briozoi e piccoli policheti serpulidi. Negli angoli della grotta trova terreno d’elezione la Galatea, un piccolo e timoroso crostaceo dalle lunghe chele con il corpo ripiegato su se stesso e striato di blu. Tra i pesci si fanno immediatamente notare gli Apogon per il loro color rosso-arancio. Sono piccoli e graziosi ed occorre sottolineare la cura per la prole. In effetti il maschio cova le uova nella sua bocca, senza nutrirsi per l’intero periodo dell’incubazione.
LA SECCA DI DANTE – Isola Palmaria
La secca, il cui sommo si trova a sedici metri di profondità, è ubicata sul versante occidentale tra l’isola Palmaria e quella del Tino. Il suo profilo risale dal fondo verticalmente dopo aver creato un canale con l’isola del Tino, per proseguire la sua corsa in direzione nord-ovest con un declivio di media inclinazione che termina a 28 mt., la dove la roccia va a congiungersi con un fondale fangoso e piatto. E’ una zona spesso investita da correnti anche vigorose che dal largo penetrano nel canale tra le isole, condizionando così anche la visibilità. A causa di queste imprevedibili correnti può essere consigliata solo a sub esperti , i quali hanno il piacere di bearsi di un ambiente subacqueo ricco di organismi di ogni specie e dimensione. Questo punto di immersione è praticabile soprattutto nei periodi di bassa stagione, quando il movimento causato dal diporto nautico è molto limitato, in quanto il sommo della secca si trova proprio al di sotto di rotte molto trafficate durante il mesi estivi. Sulla Secca di Dante si possono seguire due itinerari subacquei. Il primo lungo la parete verticale che porta poi ad esplorare un’area dominata da grosse rocce e raggiunge la profondità di 24 mt; il secondo che si affaccia sul mare aperto ha un andamento meno accentuato e termina a circa 28 metri . Lungo i fianchi rocciosi della secca si trova una notevole varietà di gorgonie oltre che per forma anche per colorazioni. Se ne trovano infatti di gialle, di rosse, di bianche ed arancio; praticamente tutte quelle presenti nel Mar Ligure. Si passa dalla Eunicella alla Paramunicea per terminare con interessanti ramificazioni di Leptogorgia sarmentosa.Per l’aspetto biologico la Secca di Dante è una delle mete preferite dai ricercatori i quali durante censimenti fatti in passato solo con il metodo visuale e condotti tra le batimetria più profonde, hanno potuto osservare quasi un centinaio di specie differenti di organismi appartenenti tanto alla flora quanto alla fauna sessile.
LA PARETE DEL TINO
A caratterizzare questo punto di immersione, ubicato sul lato occidentale dell’isola del Tino, è una piccola ansa sovrastata dalla falesia alta circa un’ottantina di metri che si tuffa a picco in mare. La spettacolare verticalità viene poi mantenuta sott’acqua, fino ad una profondità di quasi 30 metri, dove la roccia lascia il posto alla sabbia e al limo e il profilo del fondale muta l’inclinazione digradando dolcemente verso profondità abissali. È questo un punto di immersione molto particolare e al contempo affascinante dove, alla singolare perpendicolarità della falesia, si aggiunge il contrasto che crea la roccia colonizzata da alghe multicolore ed il blu intenso in cui essa scompare. Mediamente la profondità massima che si raggiunge alla base della parete è di 27 metri, solo in qualche punto eccezionalmente si raggiungono i 29/30 m, mentre la visibilità, straordinaria inizialmente, inizia a diminuire un poco superdando i 20 metri dalla superficie. Pur essendo quella più profonda la porzione di parete dove l’acqua non è particolarmente limpida, meno illuminata e temperata, in queste condizioni trovano l’habitat ideale numerosissimi organismi marini. Da sottolineare ad esempio è l’abbondante prolificare di Gorgonacei tanto appartenenti alla famiglia di Gorgonidi, che di Paramuriceidi e di Plexauridi. Le loro colorazioni variano, anche se tra i vari esemplari da segnalare vi è un dominante del bianco tra le gorgonie e del giallo, rosso e arancio tra le ramificazioni di Leptogorgia. Si alternano aree dove esse sono più rade ad altre particolarmente fitte. All’apparenza liscia e verticale la parete al contrario è ricca di piccole spelonche ed anfratti, entro le quali trovano rifugio gronghi, polpi, murene. Occorre una fonte di luce artificiale per profanare il buio di queste anguste spelonche, quasi certamente abitate da qualche inquilino. Non è inconsueto osservare anche le aragoste lungo questo punto di immersione. A profondità ridotta in acqua libera immancabile è il carosello delle castagnole nere, mentre a ridosso della roccia si osservano salpe, re di triglia, scorfani, bavose, nudibranchi e candide colonie di Idroidi.
LA GROTTA DEL TINETTO
Si tratta di uno dei punti più suggestivi, certamente il più scenografico, delle immersioni che l’arcipelago spezzino offre. Può essere tranquillamente affrontato da subacquei esperti ed alle prime esperienze, ma soprattutto, dato i giochi di luce che si creano all’interno dell’antro , è ideale per foto e videosub. L’ingresso della Grotta del Tinetto si trova sul lato occidentale dell’isolotto, all’altezza di una ampia crepa che incide la parete esterna, mentre ventidue metri sotto la chiglia il fondale è pianeggiante caratterizzato da fango e sassi isolati. L’antro della cavità si trova a meno diciotto/diciannove metri di profondità e lo si interseca scendendo verticalmente lungo la parete. L’ingresso, alto circa un paio di metri, consente di addentrarsi nel cunicolo per una lunghezza totale di circa trenta metri. E’ una penetrazione pressochè rettilinea leggermente in salita che non presenta ostacoli, illuminata a metà del percorso dai raggi di sole che tagliano l’oscurità. Lampi di luce che luccicanti come spade cadono dall’alto e trafiggono la penombra. Calano attraverso una nuova frattura della roccia che dal centro dell’isolotto mette in comunicazione l’ambiente sommerso con quello terrestre. Per ottimizzare l’immersione occorre esplorare la Grotta del Tinetto procedendo in fila indiana, gestire l’assetto per non sollevare sospensione, che comunque a breve inizia a cadere come neve mossa dallo scarico delle bolle. Indispensabile è munirsi di una torcia subacquea perché, scenografie a parte le pareti e la volta della caverna sono una vera fucina di organismi marini. Il percorso prevede generalmente la penetrazione del primo tratto del cunicolo, giunti all’incrocio del camino verticale la sua esplorazione e poi su fino a sbucare in superficie dove è addirittura possibile togliere l’erogatore e scambiare quattro chiacchiere. Da notare che ciò è possibile in condizioni di mare ottime perché col mare mosso si rischia di andare a battere contro le rocce. Una volta emersi poi si scende nuovamente e prima dell’uscita dalla grotta è consigliato dedicare l’attenzione alle colonizzazioni che ne impreziosiscono ogni centimetro quadrato di roccia.Tra gli organismi sessili si trovano infatti colonizzazioni di Parazoanthus e spugne, di Serpule e Ascidie. Fuori della grotta l’immersione prosegue piegando a sinistra per continuare ad ammirare questa volta le particolarità che la parete ancora offre. Comune è l’incontro con gronghi e aragoste, mentre rami di Paramunicea si identificano già ad una 15 di metri di profondità.
LA SECCA DEL TINETTO
La “secca del Tinetto” è ubicata a meridione dell’omonima isola, ed è facilmente individuabile in quanto il sommo semisommerso, oltre ad essere segnalato con una stele che sostiene la statua di una Madonna Bianca, riflette la sua colorazione pochi centimetri sotto la superficie . L’ambiente sottomarino si presenta già nei primi metri entusiasmante , il profilo dei suoi fianchi è speculare alla falesia emersa e l’area interessata dalla secca è ampia . Infatti ben due sono gli itinerari che si possono seguire per completare una visita attenta ed approfondita, i quali vengono identificati dai diving center locali come l’immersione sul lato nord e quello sul lato sud.
Lato Nord : l’immersione ha inizio dal sommo posto ad otto metri di profondità, e prosegue lungo il versante che guida il subacqueo fino alla profondità massima di venticinque/ventotto metri. Lungo la discesa si supera un marcato gradino nella roccia ,molto simile per la forma ad un balcone, oltre il quale ha inizio una splendida parete decorata dei rami rossi della gorgonia. Tra un ventaglio e l’altro una miriade di tane ospitano vari organismi marini , tra cui spiccano polpi , murene , gronghi e crostacei ; oltre ovviamente a specie di coloratissimi invertebrati e tunicati.
Lato Sud : questo è il versante maggiormente gettonato dai sub, in quanto ,grazie ad una più felice esposizione alla corrente ,esprime una ricchezza di vita sottomarina ricca e brulicante. L’immersione ha inizio sullo spigolo della parete che cade verticalmente , iniziando l’esplorazione a 16 metri dalla superficie . Quella sottostante è un vero e proprio muro completamente ricoperto da gorgonie rosse , la corrente che lambisce i ventagli porta con se una alta concentrazione di plancton, che poi altri non è che il cibo di cui si nutrono i polipi del celenterato . Sui rigogliosi rami si trovano fissate uova di gattuccio, crinoidi ed altri microrganismi che sfruttano l’altezza per catturare anch’essi una maggior quantità di microscopiche prede. L’ambiente più profondo, a circa meno trentasei metri, e meno illuminato è il regno incontrastato di Leptogorgia ed Eunicella verrucosa, facilmente identificabile grazie al caratteristico biancore di cui si tingono le ramificazioni.