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Enogastronomia

Enogastronomia

La tradizione gastronomica spezzina, fondata al contempo sulla civiltà marinara e sull’esperienza contadina, propone ancora oggi piatti genuini, testimoni di una memoria lontana.
Dall’incontro tra terra e mare nascono le ricette più caratteristiche dell’arte culinaria locale, legate alla tradizione mediterranea ma esaltate da fragranze e profumi impareggiabili.
Il basilico, il rosmarino, il timo, i limoni e l’olio d’oliva sono solo alcune espressioni inconfondibili di questo piccolo Eden dell’Italia dei sapori
Il pregiato olio extravergine d’oliva della Spezia e il pepe nero sono alla base delle maggiori ricette della gastronomia spezzina, come ad esempio la tipicissima mescciüa, una zuppa di legumi e cereali.
Dai forni dei carruggi cittadini, ancora oggi, si diffonde il profumo della farinata, una sfoglia croccante realizzata con farina di ceci e cotta a legna
La focaccia, gli sgabei, i fiori di zucca ripieni e le torte di verdura sono tutte ricette tipiche della cucina ligure in generale e della gastronomia della Spezia in particolare.
La Spezia è nota inoltre per il suo mercato ittico in cui, tutte le mattine, è presente il pescato fresco delle acque locali, tra cui, immancabili, i muscoli e gli altri frutti di mare.
I sapori della terra si ritrovano nei piatti di mare, fondendosi in un trionfo di gusti, come ad esempio nei muscoli ripieni: un impasto saporito racchiuso tra due gusci di cozze.
I piatti di pesce sono numerosi e vedono come protagonisti prevalentemente acciughe, baccalà e muscoli.
È possibile gustarli fritti, ripieni, in bianco, marinati (a scabegio), o conservati sotto sale ed olio.
Lo stoccafisso e le seppie, invece, vengono preparati in umido.
Un cenno particolare deve essere fatto alle frittelle di bianchetti, purtroppo ormai introvabili in quanto la pesca ne è stata limitata.
Il territorio del comune capoluogo è legato alla produzione del vino doc Colli di Luni e del doc Cinque Terre; le uve di Tramonti (frazione di Biassa), fino al momento della crisi provocata dalla filossera (1929), erano le più rinomate del territorio provinciale.
La frazione di Campiglia è rinomata per la produzione dello zafferano.
Della frazione di Pitelli famosi sono i ravioli di carne, patate ed erbette.
Ma una delle migliori specialità è costituita senza dubbio dai "muscoli" (le cozze) ripieni: la mitilicoltura, importata in città con l'arrivo delle maestranze meridionali impegnate nella costruzione dell'arsenale militare, ha avuto, fino a pochi decenni fa, gli allevamenti nei quartieri di Fossamastra e Canaletto. A seguito dell'epidemia di colera di Napoli e solo a scopo precauzionale gli allevamenti furono trasferiti a ridosso della diga foranea.

La mescciüa

 
La mescciüa, scritto anche mesc-ciüa o mes-ciüa (con "sc" e "c" disgiunte e la "ü" francese accentata), è un piatto tradizionale della cucinaspezzina.
Tipica pietanza della cosiddetta "cucina povera", la mescciüa è una zuppa di legumi e cereali, preventivamente lasciati a mollo in acqua (per almeno 24 ore i fagioli secchi e il grano, per 48 ore i ceci) e successivamente fatti bollire con tempi di cottura differenti. I diversi ingredienti vengono poi uniti in un'unica pietanza, condita con olio extravergine d'oliva e pepe in grani.
Nel dialetto spezzino il termine "mescciüa" significa "mescolanza" e deriva dalla circostanza che la zuppa era tradizionalmente preparata nella zona del porto dai pescatori con ingredienti scelti in maniera del tutto casuale e mescolati tra loro.
La sua origine sembra risalire al XIV secolo nei borghi della costa occidentale del
Golfo dei Poeti, ma è molto probabile che il piatto abbia origini arabe.
Altri invece fanno risalire la ricetta a quando, gli scaricatori occasionali del porto della Spezia, venivano pagati in natura a fine giornata, spesso con ciò che "avanzava" dalle operazioni di sbarco e imbarco delle navi. Accadeva spesso, infatti, che si aprissero o si rompessero i sacchi di granaglie o di legumi e così, a fine giornata, i lavoranti si portavano a casa un po' di tutto quello che si era recuperato per farne una zuppa

La Farinata

La farinata di ceci è una torta salata molto bassa, preparata con farina di ceci, acqua, sale e olio di oliva. Si cuoce in forno a legna, in teglia, e assume con la cottura un vivace colore dorato.
Ha radici assai antiche: diverse ricette latine e greche riportano sformati di purea di legumi, cotti in forno. Nel Medioevo il piatto si diffonde a partire dalla zona di Genova.
Una leggenda racconta che sia nato per casualità nel 1284, quando Genova sconfisse Pisa nella battaglia della Meloria. Le galee genovesi, cariche di vogatori prigionieri si trovarono coinvolte in una tempesta. Nel trambusto alcuni barilotti d'olio e dei sacchi di ceci si rovesciarono, inzuppandosi di acqua salata. Poiché le provviste erano quelle che erano e non c'era molto da scegliere, si recuperò il possibile e ai marinai vennero date scodelle di una purea informe di ceci e olio.
Nel tentativo di rendere meno peggio la cosa, alcune scodelle vennero lasciate al sole, che asciugò il composto in una specie di frittella.
Rientrati a terra i genovesi pensarono di migliorare la scoperta improvvisata, cuocendo la purea in forno. Il risultato piacque e, per scherno agli sconfitti, venne chiamato l'oro di Pisa

Lo Sgabeo

Lo Sgabeo è un alimento tipico della cucina ligure e lunigiana. Si tratta di pasta per il pane lievitata, tagliata a strisce, fritta, e salata in superficie che viene tradizionalmente consumata al naturale o farcita con formaggi o
Questo prodotto culinario non è solo spezzino, bensì, con qualche differenza, è assai diffuso anche nel resto dell'Italia Settentrionale: a Mantova lo chiamano Pinsin e in Emilia lo chiamano gnocco fritto
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